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Idrokinesiterapia e malattia di Parkinson: un valido aiuto

Non molti conoscono i benefici che l’idrokinesi apporta al corpo umano, né tantomeno di cosa essa si occupi.

L’idrokinesiterapia è una forma di terapia riabilitativa che sfrutta i benefici dell’acqua, soprattutto quando utilizzata nella cura di persone con disabilità neurologica. Viene effettuata in apposite piscine riabilitative; a condurre le sedute sono professionisti, che andranno a seguire il paziente passo passo nel percorso di riabilitazione, registrandone i miglioramenti seduta dopo seduta.

Idrokinesi: i benefici con la malattia di Parkinson

La malattia di Parkinson è una patologia che nell’immaginario comune viene associata agli anziani, in realtà, seppur più diffusa nella fascia d’età superiore ai 60 anni, colpisce anche persone più giovani, e può avere un’ evoluzione disabilitante cronica più o meno rapida.

Dalla malattia di Parkinson non è possibile guarire, è certamente curabile traendo profitto dalle terapie farmacologiche che potenziano i circuiti neurologici compromessi; si può imparare a convivere. Si tratta di una malattia che vede la progressione degenerativa di  alcuni circuiti nervosi del cervello, con conseguenti difficoltà nel controllo del movimento. In particolare la malattia comporta riduzione dell’iniziativa motoria e della velocità dei movimenti, eseguiti con lentezza e difficoltà (ipocinesia e bradicinesia), irrigidimento muscolare che nel tempo comporta postura globale di testa e tronco inclinati in avanti e arti superiori e inferiori semiflessi (rigidità), tremore alle mani, talora anche ai piedi, alla mandibola e alla lingua che è presente durante l’inattività muscolare (tremore di riposo). A questi disordini del movimento spesso si associano depressione e stato di ansia e riduzione o perdita della vita relazionale e sociale: sapere di essere ammalati e di non poter guarire, vedersi progressivamente meno autonomi e sicuri, vivere molto spesso  stati d’animo non positivi, facilitano il subdolo instaurarsi di depressione del tono dell’umore: mancanza di energia vitale, stato di tristezza e di angoscia, malessere permanente e cupo si embricano alle disabilità motorie, rendendole quasi più invalidanti.

L’idrokinesiterapia è in questo caso molto utile, e tanti pazienti affetti da malattia di  Parkinson sostengono che essa faccia davvero la differenza per il proprio benessere, sia a livello psicologico che fisico.

Soprattutto nei pazienti con malattia a livelli avanzati, la riabilitazione in acqua è molto di sostegno proprio per il fatto che, immerso in acqua, il corpo subisce meno la forza di gravità, riuscendo quindi ad effettuare movimenti più dolci e ovattati. Inoltre, quando il corpo è a contatto con l’acqua, il cervello aumenta la reazione di controllo dei movimenti. Pertanto anche i semplici movimenti, il tremore, le oscillazioni incontrollate di mani, piedi, e altre parti del corpo, risultano più semplici da controllare.

Ad uno stadio avanzato della malattia di Parkinson, si può manifestare in maniera del tutto inaspettata lo spiacevole fenomeno del freezing, quando i piedi, incollati al suolo, impediscono l’avvio del cammino oppure bloccano la marcia improvvisamente, facilitando cadute improvvise: questo porta a infortuni molto spesso gravi. Queste cadute, ovviamente, durante la deambulazione in acqua non hanno gli stessi effetti: anche la più rovinosa caduta nell’acqua non provoca fratture, contusioni, ecc. Uno degli esercizi proposti più spesso dagli specialisti di kinesiterapia, è proprio quello di prevenire e se questo non fosse possibile assecondare il più possibile la caduta, insegnando a riprendere il controllo del proprio corpo. Il miglioramento avviene gradualmente, senza creare traumi, mentre la persona malata impara a comprendere consapevolmente quali sono le risposte e i movimenti del proprio corpo.

 Anche la rigidità è un problema che può colpire gli arti di chi soffre di malattia di Parkinson, ed anch’essa può essere curata grazie alle proprietà dell’acqua: in questo caso si sfrutta la temperatura della piscina riabilitativa. La temperatura dell’acqua a 34°C aiuta a rilassare il tono muscolare permettendo attività di allungamento degli arti e del tronco, e nel contempo consente di alleviare i dolori conseguenti alla rigidità; inoltre dona sollievo mentre vengono svolti dolci movimenti riabilitativi.   

L’acqua riduce il carico di gravità, restituendo ai movimenti fluidità, leggerezza e naturalezza. È possibile lavorare sul controllo della postura, dell’equilibrio e della coordinazione motoria, abituando il corpo alle variazioni posturali perché stimolate dal movimento dell’acqua, talora anche in associazione all’utilizzo di ausili. In piscina la deambulazione risulta facilitata, in quanto i disturbi del cammino sono più controllabili grazie alla diminuzione del peso corporeo data dall’acqua.

Idrokinesi e malattia di Parkinson: una cura anche per l’umore

L’idrokinesi, come già accennato, dona un sollievo anche dal lato psicologico al paziente affetto da Parkinson, anche grazie all’ambiente confortevole creato intorno a lui. Oltre al percorso riabilitativo-fisico, quindi, anche l’umore dei pazienti subisce un miglioramento non indifferente grazie alle terapie effettuate in acqua e alla interazione con l’operatore di idrochinesi in un clima psicologico stimolante e in un ambiente che mette le necessità del paziente al centro delle cure e delle attenzioni. In situazioni che stimolano partecipazione e motivazione, insieme a determinazione, molte volte è proprio la positività dei pazienti a fare la differenza, perché essi fruiscono anche di stimoli emotivamente positivi e raggiungono così la giusta determinazione, fondamentale per affrontare la malattia e per ottenere maggiore autonomia funzionale, recupero della sintomatologia depressiva e di conseguenza migliore qualità di vita, ovvero miglioramento del benessere psico-fisico

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